Una storia tra le storie

Ci sono molte storie, ogni giorno. Noi ne veniamo a conoscenza. Basta saper ascoltare.

Ascoltare significa, sentire con le orecchie. Significa osservare con gli occhi. Significa capire, comprendere, ascoltare con empatia e con passione ciò che l’altro ci sta confidando.

In un certo senso, siamo i depositari dei segreti, come dice Irvin Yalom.

Quando io ascolto le storie degli altri sia che si confidino a me, sia che io sia l’operatrice della relazione d’ aiuto, io ascolto come descritto sopra.

Ascolto e osservo sospendendo il giudizio. E quando qualcosa mi tocca, mi risuona particolarmente forte in me, mi auto osservo e vado dal mio Supervisore. Possiamo aiutare l’altro, se prima aiutiamo noi stessi. Relazione con noi stessi e poi con l’altro.

Sono una persona molto emotiva e sensibile e mi è facile percepire nell’ altro cosa prova e che energia stia emanando. Io le persone le sento, non solo con le orecchie, anche con gli occhi.

Chi mi segue e mi legge da un po’ sa che faccio anche molti video. Quando sono inspirata scrivo, quando sono in voga di esprimermi a 360 gradi, faccio video amatoriali su temi che mi toccano in quel momento. Io vivo di esperienze. A volte funzionali, a volte disfunzionali. Sono molto autocritica e ci tengo seriamente a svolgere in maniera efficace il mio lavoro. Ci tengo molto ad essere la persona che volevo essere da piccola.

Mi sto svelando molto in questo scritto. L’ho fatto anche altre volte. E ho notato la vicinanza di alcuni, e il distacco di altri. Ho accettato che andasse così. Chi svolge un’attività continua di aggiornamento e di crescita, è destinato a cambiare e a modellarsi continuamente, cercando il giusto equilibrio. Sennò che lo fa a fare? Io ho anche imparato molto, dai miei colleghi, dai miei utenti e da chi mi circonda. E’ un’evoluzione continua.

Ogni tanto rivolgo la mia attenzione alla mia bambina interiore. Ha cambiato molti nomi negli anni. Oggi le sta bene Sibilla. Suono vibrante, lucente ed energico per me. E poi inizia con la S.

A volte lei è triste e oggi so perché. Vive in un mondo suo immaginario, perché ha difficoltà visive. Ha bisogno di orientarsi. Ha bisogno di confidarsi. Ha bisogno di esprimersi. Vede poco e quel che non vede, lo immagina, lo intuisce. E’ difficile per lei spiegarsi. Io glielo sto insegnando. Ci siamo alleate e stiamo apprendendo insieme come comunicare in maniera semplice, chiara ed efficace. Certo che poi chi ha il tempo di sedersi accanto e ascoltare gli occhi lucidi di un a bambina, che vede poco? Lei ha bisogno di una guida e di contenimento. Oggi ci sono io.

Da piccola sentiva la difficoltà dei suoi compagni e degli adulti di capirla, di starla ad ascoltare. Non sapeva come fare. Così piangeva molto. L’ unico modo per avere un minimo di attenzione.

La disabilità sensoriale come altre, a volte spaventa. Fa rimanere senza parole. Blocca. Fa sentire in colpa. Si evita. Si nega e ci si comporta come se nulla fosse. Si evita la difficoltà. Questo fa male a colei che cresce perché poi da adulti le difficoltà si espandono. Quanto fa male ai genitori i primi tempi, poi tuttavia bisogna affrontare il dolore del non aver fatto qualcosa quando si poteva, se si poteva…

Insomma oggi io so come fare. Cerco di aprirmi, di svelarmi, di mettere la persona a suo agio. Ci vuole tempo, bisogna essere pronti. Ognuno con i propri tempi. Negare tuttavia, è disfunzionale.

E così sono diventata ciò che desiderava Sibilla, in un certo senso. Lei voleva essere una maestra, una psicologa, un’infermiera. Cosa hanno queste professioni in comune? Ebbene, la relazione e l’aiuto, con tutte le competenze che ne derivano. Una maestra: quella, come l’unica che le era stata accanto. Una psicologa: per capire meglio la mente, la psiche dell’adulto. Un’ infermiera: per prendersi cura della mente e del corpo di chi stava soffrendo.

Oggi sono una figura di Supporto, sono una Mentore, una operatrice del primo Soccorso Mentale (MHFA) in azienda. Sono inoltre ArtCounselor. Tutti questi ruoli mettono insieme, le mie competenze innate e acquisite. Mettono insieme il mio modo di essere che sta prendendo forma. Non senza difficoltà. Ci sono voluti anni per vedere e fare chiarezza, su come diventare veramente chi sono. Direi che la mia strada con Sibilla, la sto percorrendo. Abbiamo ancora molta strada da fare. La faremo!

Io vedo con le orecchie e ascolto con gli occhi. Questo ho imparato da piccola e da grande lo porto con me.

Le risorse sono in noi. Io avevo paura attraversando il buio, vedendoci poco. Poi ho trovato come fare. Ho cercato, cercato e trovato. Bisogna superare il buio, l’ombra e le paure per trovare se stessi. Bisogna trovare qualcuno che è disposto a guidarti passo dopo passo. Adesso tocca a me, passare il favore.

Sarah.

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