Lo stato di evoluzione della professione di Counsellor – Convegno

E piano piano questo mio blog sta prendendo forma. Lo so, pubblico poco spesso, tuttavia pubblico quando sento veramente che vale. Se lo sento gli do valore.

Ieri ho frequentato un Webinar – Convegno, promosso dal Movimento Nuovo Counselling dove i panelist si sono confrontati su vari temi relativi alla professione di counselor e la Rete che si può creare con altri operatori della relazione d’ aiuto.

Il counselling è una professione sociale fatta di comunicazione e di relazione, si può dire che come la psicologia anche il counselling nasca dalla filosofia. Nei Paesi anglosassoni, è un a professione sanitaria, in Italia, no.

Il Movimento Nuovo, non è altro che un incrocio, un tramite, tra le Associazioni di Categoria e le Scuole di Formazione. Il counselor oggi, necessita di specializzazione, il counselor aziendale è diverso dal counselor geriatrico… Il counseling/counselor deve essere contestualizzato. Bisogna mettere al centro la funzione del counselor, prescindendo dal metodo didattico. Ad esempio il modello Gestaltico va bene, tuttavia definiamo la funzione. Definiamo la funzione in azienda come nelle scuole, come nelle RSA.

Il counsellor è in costante movimento, calato nei contesti e nelle dinamiche sociali, non tuttologo come prima. E’ necessario specializzarsi sempre di più. Creando magari, momenti di incontro, come quello di ieri.

Il counselling è scienza, e il Networking è fondamentale.

E’ stato gradevolissimo l’incontro. Vediamo un po’ cosa mi sono portata via.

Intanto ho percepito anche solo da monitor (collegamento Zoom), la passione, l’accoglienza, l’amorevolezza, l’empatia e l’attenzione dei due moderatori/supervisori (sono io a vederli così): i Counsellor Pasquale Paglionico e Enzo Motta (fondatore del Movimento). E poi il tutto si è integrato in maniera fluida e morbida, con gli altri relatori.

Inizierò con Francesca Coddetta: Counsellor Professionista, formatrice e molto altro. La conosco oramai da tre anni ed è stata lei a guidarmi nell’ esperienza di Tirocinio e poi di qualche collaborazione, in merito al tema delle emozioni, dell’intelligenza emozionale. Lavorando e giocando con bambini di un asilo nido a Roma.

Francesca ci ha parlato del Counselling in azienda. A me il tema interessa moltissimo, visto che sono Counselor Professionista, tuttavia sono principalmente una figura di Supporto in azienda.

Un’ Organizzazione può essere la scuola, la famiglia, la classe… Lei ci parlerà di Azienda.

Quando si sta bene (benessere psicofisico), si produce meglio. Fa bene a noi, ai colleghi, all’ azienda. Ricordiamoci che stiamo insieme per 1/3 della nostra giornata. I team, hanno differenze culturali, di età, di esperienze… Spesso ci viene chiesto un’apertura al cambiamento che va veloce… questo crea stress. Quindi si creano momenti di benessere, molte aziende tra cui dove lavoro io, stanno portando avanti questa filosofia… Si rafforzano le life skills (competenze trasversali). Il counselling rafforza queste competenze, per fare in modo di essere protagonisti del nostro benessere. E’ necessario un cambio di paradigma, ovvero la proattività dei dipendenti e non soltanto l’agevolazione dell’azienda. Quindi proattività usando il nostro Potere Personale.

Insieme ci si confronta sulla consapevolezza delle strategie di coping e sui bisogni.

Il rispetto di se stessi si basa sul saper mettere dei confini. E sapere quanto si vale è fondamentale, anche quando si provano rabbia e/o paura.

Così, si butta via la maschera e si dà luogo ad uno spazio di accettazione. Si respira e si entra in contatto con i nostri reali bisogni, per prendercene cura. Si dice no, alle preoccupazioni sulle aspettative degli altri. C’ è spazio per u confronto neutro.

Il counselling è uno strumento che può essere di supporto ai colleghi. Che è un po’ quello che sto cercando di trasmettere io. Sto cercando di creare fiducia.

Bisogna lavorare sull’ empatia e l’assertività, per aiutare a buttare giù la maschera.

Il benessere/clima aziendale, è collegato al benessere delle persone.

Azienda, counselor cliente, sono i tre protagonisti. Bisogna tutelare la privacy. C’ è diffidenza a volte, perché c’ è molta competitività. La costruzione della fiducia si costruisce piano piano, si semina. E’ un processo.

Prosegue il Convegno, con Angelina D’ Addio, Avvocato/Counselor.

Il suo approccio grazie al counseling in ambito legale, è aiutare il cliente a trovare da sé la soluzione alla sua difficoltà del momento. Succede che a volte, per una separazione dal coniuge, si possano provare diverse e mozioni, diversi stati d’ animo, come rancore, vendetta, rabbia. Succede che si trascurano i reali bisogni propri e dei figli, se ce ne sono. A volte il bisogno primario è accompagnare i figli in questo percorso di separazione, ascoltarli e spiegare.

La padronanza delle emozioni è importante anche nella gestione del cliente Avvocato/Cliente, Counselor/Cliente.

Arriviamo a Clara Rosina, Counselor esperta di ginnastica posturale.

E il cliente che postura ha? Quindi Clara osserva il corpo, che messaggi veicola? Spesso la mente mente, il corpo no. Il corpo come risorsa del linguaggio non verbale, così da avere una maggiore consapevolezza di sé. Come ci sentiamo quando il corpo cambia posizione? Cosa succede nel corpo? La postura è funzionale ad ognuno di noi, non ne esiste una ideale. Al limite dove sono le rigidità? Un corpo irrigidito ci può raccontare delle emozioni, delle esperienze esperite nella sua vita.

Ci può essere anche un supporto counselor posturale e un/a nutrizionista. Il cibo cosa rappresenta? Dopo il counseling posturale si può creare un’alleanza con il nutrizionista. C’ è compatibilità ora, prima no perché forse il cliente aveva bisogno di tempo, senza generare ansia.

C’ è anche alleanza tra professionisti. Dove non arriva uno arriva l’altro, con diverse competenze. Gestione dei confini professionali.

Infine ma, non da ultimo ecco a noi, Giuseppe Scarciglia, filosofo, counselor, formatore.

Cosa è l’identità?

C’ è un Io condizionato.

E’ il fatto di essere in continuo movimento che ci distingue dagli altri. Necessaria è la consapevolezza di sé.

Identità e identificazione, ci conosciamo veramente o ci stiamo identificando con qualcun altro? (Padre, figlio, cugino…)

Il rapporto tra l’Io e il sé, l’ego deve morire, per far spazio al sé, l’ego è un seme.

Ci conosciamo veramente solo se abbiamo il coraggio di guardarci dentro.

Noi siamo responsabili di ciò che ci unisce agli altri.

Counseling, processo per aiutare l’altro ad aiutarsi da sé senza creare dipendenza. E’ un processo che dura tutta la vita. Una creazione dell’identità con l’alterità.

Ti interessa veramente di qualcuno quando gli chiedi come stanno i suoi figli, non quanto guadagna. The big Kahuna.

La fretta ci fa perdere, l’orientamento di noi stessi.

Bisogna creare un clima di fiducia, senza certezze ne’ convinzioni, rimettendosi ogni volta, in gioco. Mettendo in dubbio le nostre certezze, e rivivremo le nostre esperienze difficili, come va?

Dall’ identità, conoscendo l’Io, si arriva all’ orientamento. Scelgo un’università, un lavoro, perché seguo i miei bisogni, le mie idee e non solo il mio amico… Il fatto che mi piaccia una cosa, non significa che ne diventerò esperto. Bisogna entrare nella nostra interiorità. Cercare le nostre: Autoefficacia, abilità, attitudini.

Esiste un Inner Game, una partita che gioco dentro me stesso. Un esempio dal tennis. Non aveva paura dell’altro tennista, ma della sua paura interiore che non aveva conosciuto, esplorato e quindi era vittima dell’altro. Una terapia preventiva, va intrapresa, tra identità ed orientamento.

La depressione, per esempio, è una frattura tra ragione e d emozione, è la mia visione del mondo.

L’ autoconsapevolezza ci aiuta a meditare su noi stessi in rapporto agli altri e viceversa.

La crescita personale non va separata da quella professionale. Ho bisogno di lavorare, ma non posso snaturalizzarmi, quindi non posso fare qualsiasi lavoro.

La ricognizione di se stessi nell’ interiorità è fondamentale, per ritrovarsi, per ricentrarsi, per riorientarsi nel mondo privato come professionale. Se mi perdo, non riesco ad orientarmi, e posso cadere in depressione.

Scegliamo i soldi o scegliamo noi stessi?

Se ammazzi chi non ha le idee come le tue, vuol dire che non hai fatto il processo identitario.

Giuseppe Scarciglia si è espresso con una modalità vocale, lenta, pacata, con una cadenza ritmale che andava a tempo, come i tempi di metabolizzazione dei concetti filosofici.

Concludo dicendo. Grazie di cuore per l’ ospitalità! Sono state 3 ore intense e formative. Fatte di condivisioni e di approcci diversi. Utili ad ampliare il mio sguardo al mondo e a me stessa. Uno sguardo che vuole essere nuovo e in continuo movimento. Grazie. ❤

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