Nella mia vita che vedo come un processo, tante esperienze fatte e da fare, ne ho incontrate tante di Persone. Sia perché ho vissuto all’ estero per 20 anni, non da turista ma da abitante locale 4 anni per volta. Sia perché le Persone di diversa cultura, ambiente e o eduucazione, qualche punto in comune secondo la mia visione ce l’ hanno. Ed è l’ intenzione.
Come sappiamo tutti noi chi più chi meno manipoliamo. Il bambino appena nato manipola la mamma o la figura di riferimento, perché ha fame per esempio. La mamma e il papà poi, quando cresce lo-la manipoleranno perché per educarli i bambini un po’ bisogna fargli fare delle cose, seguire regole, diritti e doveri. Insomma la manipolazione per me dipende dall’ intenzione, dall’ obiettivo che vogliamo portare avanti.
Cosa vogliono le persone quando lo fanno? Quando mettono le mani in pasta? Cosa vogliamo noi?
Ottenere Approvazione?
Ottenere riconoscimento?
Appartenere ad un Gruppo?
E ancora molto altro. Vale per tutti, ma come ci si comporta quando le intenzioni non sono sufficientemente buone, costruttive e di supporto a noi stessi e all’ altro?
Cosa facciamo quando invece vogliamo vendicarci o mettere i bastoni fra leruote?
Quando l’ intenzione è tossica, malsana, quando la relazione è tossica, verso l’ altro o verso di noi, il rapporto tende a distruggersi. Le persone coinvolte non sono più compatibili. Si instaura una relazione di potere e dominio consapevole o inconsapevole. Si gioca con i ruoli di vittima e carnefice. SI entra in un triangolo drammatico quello di Karpman, vittima, carnefice, salvatore. Dove nessuno qui “vince” anzi, cambieranno posto e ruolo all’ infinito, il gioco sarà pericoloso.
Penso che dare la colpa al cosìdetto “cattivo” sia inutile. A mio avviso serve di più imparare qualcosa da questo cosidetto cattivo. Cosa mi sta facendo vedere di me questa persona?: manipolatore, disturbato, questo ingannatore? (sono proiezioni o giudizi volenti o nolenti, comunque), (vale per i vari generi). Cosa mi rimanda? Forse che ho bisogno di avere un un ruolo attivo nella relazione, e si chiama responsabilità. La mia, la tua, la nostra. Come rispondo a ciò che mi sta capitando? Quanto ne sono abile? E vale per tutti!
Certo magari ci consentiamo di giudicare erroneamente l’ altro e lo possiamo diagnosticare anche senza essere degli specialisti o professionisti. E allora? A cosa serve? Molto spesso quando ho ricevuto del “male”, mi sono messa in gioco. La maturità è questa. Rimboccarsi le maniche e fare con quello che c’ è. In alternativa andare a cercare aiuto.
MI sono osservata e oggi posso osservare. Tutti noi abbiamo un visssuto. Tutti noi abbiamo dei trigger, degli inneschi,, dei fattori scatenanti che ci riportano all’ infanzia. Magari alcuni vissuti sono stati piacevoli, altri spiacevoli. Non è importante trovare il colpevole. E’ benefico solo a breve termine. Poi bisogna lavorarci su. Bisogna osservare il nostro corpo, sentire cosa prova quando qualcuno ci provoca. Cosa sento nel corpo? E dove? Cosa scatta nel mio cervello quando qualcuno mi urla contro, mi aggredisce, mi fa sentire piccolo/a piccolo/a?
E’ importante conoscere, per riconoscere. E’ importante vedersi, per farci vedere.
Parlo di me, di te, di noi “tutti”.
Lo so che io mi metto a studiare dopo aver sperimentato fatti disfunzionali secondo me. O dopo aver ascoltato eventi e momenti di difficoltà di alcuni clienti, amici o parenti. Io sono anche questo, e questo da quando sono piccola. Sono molto riflessiva e introspettiva.
So anche che non basta capire e chiedersi “ma perché proprio a me?” Bisogna ascoltarsi, sentire. Ecco che per esempio divento: Sarah, Liotto, ArtCounselor, del Sentire. Aiuto le persone oggi e lo so fare perché so come aiutare me stessa, non solo perché ho capito determinate cose, ma anche perché mi ascolto, nel corpo, oltre a formarmi e ad aggiornarmi.
Vedo poco, per andare oltre. Forse è una sorta di risparmio energetico il mio. 😉
Insomma, puntare il dito in un forte momento di frustrazione, per un’ ingiustizia a nostro vedere serve se poi siamo autocritici e amorevoli verso noi stessi. Osservare la realtà dei fatti, dopo le forti emozioni, ci può aiutare a trovare le risorse fuori e dentro di noi.
Ho quasi 50 anni, tuttavia mi prendo ancora per mano in questo cammino che per me ha senso quando riesco per gradi a dargliene uno o più.
A volte possiamo regredire tornare ai nostri 6 anni, con fatica riusciamo a tornare adulti. Beh coccoliamoci o facciamoci accompagnare.
Così punto su di me e proseguo la mia esperienza da ArtCounselor, da Figura Di Supporto in azienda e soprattutto da Essere Umana, tutte vogliono contribuire al ben-essere!
Tutto questo secondo me. E secondo te? 😉
Ti aspetto nei commenti o in un colloquio online conoscitivo gratuito.
Sarah
