“Il cambiamento non porta sempre crescita, ma non c’è crescita senza cambiamento.” Roy T. Bennett

Sempre più spesso, e sarebbe opportuno distinguere tra sempre e spesso, 😉 noto che le relazioni oggi, stiano diventando un po’ impegnative, complesse, difficili. Come mai?

Posso solo dare la mia opinione, il mio rimando, il mio feedback, la mia esperienza, il mio punto di vista.

  • Molto stress
  • Molta incertezza
  • Poco senso di appartenenza
  • Molto senso di insicurezza
  • Autostima bassa, o troppo alta
  • Regolazione inefficace delle emozioni perché non accolte, non accettate
  • Comportamenti disfunzionali
  • Comunicazione inefficace
  • Violenza nei modi, nelle parole, nelle intenzioni, nel movimento corpo/viso
  • Segnali indiretti, doppi messaggi, incongruenza
  • Esame di realtà compromessso
  • Giudizio, pregiudizi, bias
  • Manipolazione che non è persuasione o influenza
  • Senso di solitudine

E’ un po’ questo che noto e un po questo che mi rimandano le persone che ascolto dentro e fuori all’ azienda quando sono volontaria con le mie abilità di Counseling e di Mental Health First Aider

L’ ascolto per me è fondamentale. Mio di me stessa e delgli altri intorno a me o che si affidano a me.

Le emozioni oggi sono spesso un mix, di paura, ansia e rabbia, con una sfumatura di tristezza, che può generare conflitti interiori come esteriori. Che sfocia in buttarsi sul cibo per colmare quel vuoto e non necessariamente quella fame fisiologica che fa parte dei nostri bisogni fisiologici primari. E mi chiedo ma noi ci nutriamo o ci cibiamo? Mangiamo o divoriamo? Il cibo come le relazioni, oserei aggiungere.

Cosa ci succede quando siamo di fronte ad un cambiamento? Come reagiamo? Cosa ci succede quando le persone, i lavoratori cambiano supervisore, capo, manager di area, squadra? IO direi che c’ è un cambio di energia.

C’ è un cambio emotivo, relazionale ed organizzativo. Ogni individuo con i suoi propri bisogni, le sue aspettative. Ogni individuo quando reinizia, regredisce, torna bammbino, sente il bisogno di essere guidato, accompagnato almeno agli inizi.

Cosa succede quando qualcuno ha una modalità comunicativa passiva, aggressiva o passivo-aggressiva, o che utilizza meccanismi di difesa ambigui? Succede che “debba” allenarsi all’ assertività che non è altro che il rispetto per sé e per chi lo circonda. E’ affermarsi, non è imporsi. Non è insistere. Chi insiste provoca resistenza, chi si impone, provoca opposizione. E’ necessario lavorare molto su di sé, e comprendere che l’ altro non è per forza un nemico e che forse a volte il nemico è dentro di noi.

Spesso in un Gruppo di lavoro, ripetiamo gli stessi vissuti e copioni di quando stiamo o stavamo nella nostra famiglia di origine. Il datore di lavoro, il capo è l’ autorità (madre e/o padre, e/o figure di riferimento, care giver). Spesso i comportamenti infantili, le regressioni, i trigger, possono provocare dei comportamenti disfunzionali rispetto all’ adulto che siamo. Bisogna fare attenzione alle nostre emozioni, alle sensazioni corporee, al poter dire “adesso no!” “Adesso basta!”

L’ ascolto attivo, di noi stessi e dell’ altro da noi è fondamentale. Riconoscere come stiamo in un dato momento è importante.

E’ importante com-prendere che la vita ci fa l’ esame/la verifica e poi ci da la risposta. Io aggiungo, ci fa fare l’ esperienza di ciò che dovremmo imparare.

I cambiamenti situazionali o emotivi sono un’ opportunità per crescere individualmente e collettivamente. Ognuno può contribuire con la propria esperienza.

Raccontare e raccontarsi per me è fondamentale. Darsi il permesso di… è necessario.

Cosa unisce le persone, un Gruppo, un’ organizzazione sistemica? Io direi la coesione e la fiducia. Questo è comunque un processo con noi stessi e con gli altri. Se c’ è una difficoltà relazionale, c’ è quasi certamente una difficoltà comunicativa. Lo dico perché a volte non ci conosciamo abbastanza e non conosciamo abbastanza l’ altro. Ecco perché credo molto nel periodo iniziale dove dopo il periodo di terremoto situazionale ed emotivo, arriva la fase del processo graduale della conoscenza personale come professionale. Se e quando sono consapevole molto è più semplice, meno complesso.

Lavorare sull’ assertività resta dunque e lo ripeto. fondamentale.

In questo modo possiamo raccontarci ed influenzarci l’ un con l’ altro in maniera costruttiva nel rispetto.

Così concludo e propongo: Il decalogo dei diritti assertivi (Manuel J. Smith)

  1. Hai il diritto di essere l’unico giudice di te stesso: sei l’unica persona in grado di giudicare ciò che sei e ciò che fai!
  2. Hai il diritto di non offrire ragioni o scuse per giustificare il tuo comportamento;
  3. Hai il diritto di decidere se occuparti dei problemi degli altri: ognuno è responsabile solo del proprio benessere e della propria condizione!
  4. Hai il diritto di cambiare idea e opinione;
  5. Hai il diritto di sbagliare e assumertene la responsabilità;
  6. Hai il diritto di dire “non lo so”;
  7. Hai il diritto di essere illogico nelle tue scelte;
  8. Hai il diritto di dire “non capisco”;
  9. Hai il diritto di dire “non mi interessa”;
  10. Hai il diritto di chiedere (ma non pretendere!) ciò di cui hai bisogno.

Grazie per aver letto sin qui. Concludo e ti lascio con una domanda: Alla fine, cosa o chi rende le relazioni davvero complesse? Magari potremmo scoprire che infondo la  vita è semplice.

Pratichiamo gratitudine!

Sarah

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