Pubblico il mio orgoglio nell’ aver superato a maggio, questa prova finale durata 5 moduli di 3 ore ognuno. Saper gestire e facilitare un Gruppo/Team online come in presenza.
Facilitare non è presentare!
Ho saputo includere (demo online), ho saputo, coinvolgere. Ho incluso. Mi sono svelata e rivelata nella mia disabilità visivo-sensoriale, creando così engagement!
Ho trattato il tema di come facilitare un gruppo (aziendale) online con gli strumenti tecnici: Zoom, Mentimeter, Slack e Miro. Ho chiesto cosa provassero nel gestire problemi tecnici, personalità difficili. Ho parlato dell’ accessibilità, delle emozioni. Come facilitare una persona con disabilità di qualsiasi genere? 10 minuti che hanno aumentato la consapevolezza dei partecipanti alcuni anche Manager di Area. Una persona con disabilità è una piccola sfida per chi non è abituato ad averla in team!
Ho ricevuto un feedback anche fenomenologico degno di essere chiamato tale, dall’ istruttore/trainer/formatore. Finalmente un feedback chiaro, preciso e con esempi concreti!
È emerso il mio coraggio, la mia resilienza e il fatto di essere stata onesta nel dire che sono ipovedente e che a volte avrei avuto bisogno di aiuto nella simulazione. Ho chiesto di usare i tool tecnici tuttavia, non vedendoli bene ho chiesto al Gruppo di far sentire le loro voci. Sono stati supportanti! Grazie!
Se sono arrivata sin qui oggi è perché ho rischiato piccole cose al giorno. Ho lavorato su di me, continuo a formarmi. Ad andare al di là delle mie paure. A scuola andavo male. Eh sì e se andavo bene in alcune materie è perché oltre al contenuto io avevo e ho bisogno della relazione benevolente. Ho bisogno di fare esperienza.
Ringrazio me e le colleghe che mi hanno aiutato in questo progetto ognuna con il suo stile! Ringrazio il formatore molto sensibile ed efficace. Un ottimo esempio!
Condivido il mio entusiasmo e vi dico formatevi, rischiate e tentate, un po’ ogni giorno!
Proseguo la pubblicazione, accennando anche a come sono riuscita ad essere una facilitatrice efficace e catturante in azienda come nei Gruppi di Crescita Personale o nei Cerchi di Parola. Sono catturante di mio con le mie competenze e risorse certo, tuttavia le ho affinate e ne ho sviluppate anche grazie alla formazione aziendale come extra.
Tratterò ora il superamento di un altro esame, sempre a maggio, quello dell’ aggiornamento (teorico-esperienziale) in Conduzione e Gestione Gruppi in Counseling e ArtCounseling.
Partirei dal concetto di Gruppo. Intanto che cosa è? È un insieme, di persone, di individui, di membri. Il gruppo è un’organizzazione. Cosa ci fanno le persone in questo Gruppo, cosa portano? Probabilmente portano dinamiche, emozioni e bisogni. Qual è l’obiettivo del Gruppo? E con quale processo e strumento lo porterà avanti il conduttore? Il Gruppo ha in sé 2 forze in movimento. L’ impulso ad essere uniti e l’impulso ad essere separati. Oppure ha in sé il principio d’ amore o il principio di volontà. Dove per amore non intendiamo il sentimento e basta, ma aggiungiamo il contatto, l’unione l’avvicinamento. Il conduttore per facilitare il processo di formazione del Gruppo di crescita, “deve” creare la quiete, l’armonia tra queste forze. E allora come può formarsi il Gruppo? Bruce Tuckman lo descrive in 5 fasi, ho anche integrato con altre cose: – Forming: Il Gruppo di lavoro o di Crescita (Parola o Mediazione Artistica Espressiva) si forma. I partecipanti, si conoscono, si annusano, si osservano. – Storming: fase di turbolenza, crisi, conflitto, frustrazioni. Fase molto importante dove i membri possono gestire la cosa e cercare di risolvere la difficoltà del momento attingendo dalle risorse. Il conduttore dovrà mantenere un comportamento solido, sensibile, e consapevole, esplicitando che questa fase è fondamentale. Se il conflitto è implicito, il facilitatore tenterà di farlo emergere con frasi del tipo: “Cosa sta emergendo?” – Norming. Le regole sono fondamentali in un gruppo. Van esplicitate ai primi incontri. Per esempio nei Gruppi di crescita A mediazione Artistica o Gestaltici, che sono chiusi, va detto che: C’ è privacy: le persone non possono frequentarsi fuori. Le persone non possono divulgare informazioni che sono state condivise nel Gruppo. I membri “devono” avvisare 1, 2 giorni prima se si assenteranno. Se un membro vuol smettere di partecipare, è tenuto al saluto. Ci sono anche regole di comunicazione e comportamenti:
Qui si può parlare, si ascolta senza commentare, al massimo si può dare un feedback dopo aver chiesto all’ altro se vuole, feedback anche fenomenologico (Io vedo, Io ascolto, Io penso, Io immagino; io sento). È necessario comunicare chiaramente, senza generalizzare, ma contestualizzare invece, essere specifici. Si possono fare errori. È permesso chiedere. Si è liberi di essere. – Performing: prestazione, i partecipanti sanno cosa fare, e proseguono il progetto, l’obiettivo. – Adjourning: scioglimento del Gruppo. Obiettivo raggiunto.
Passiamo ora alle fasi che invece descrive Schulz, sono 3: – Fase di inserimento: inserimento fa pensare al neonato o al bambino, che entra all’ asilo nido o all’ asilo. Bisogna quindi farlo per gradi. Anche nei gruppi di crescita l’inserimento è graduale. Infatti qui il conduttore è “Madre”, accogliente, sensibile e consapevole delle emozioni del gruppo per esempio. I membri sono: ansiosi, timorosi, persi, non sanno cosa li aspetta. Hanno un vissuto precedente di Gruppo (che può essere la famiglia, la scuola, la comunità…). Bisogna stare attenti ai vari livelli: Livello intellettivo: “Cosa accadrà nel Gruppo? Piacerò agli altri? Gli altri mi piaceranno? E piacerò al conduttore?… Livello emotivo descritto sopra. Livello fisico: i partecipanti tentano/vorrebbero toccarsi ma sono ancora timorosi. Si osservano, si annusano. Osservano il setting, la sala, l’aula: calda, fredda, stretta lunga? E i materiali.
A volte è bene fare un incontro propedeutico all’inizio della formazione del gruppo per chiarire obiettivi, dubbi e perplessità. Io integrerei qui la Finestra di Johari come mi vedo-, cosa conosco-no di me, cosa ne io ne gli altri conoscono di me. – Fase di controllo: abbiamo qui l’adolescente. La ribellione. Una fase dove ci sono frustrazioni, rabbie, conflitti. Il conduttore “deve avere” queste 3 virtù: competenza (tecniche e strumenti per gestire il momento), impegno (come è richiesto ai membri, quanto vogliono impegnarsi? Vogliono stare dentro o fuori?), partecipazione. Il facilitatore sì partecipa, ma in modo appartato e solo se necessario. Qui il conduttore si fa “Padre”. Egli vuole interiorizzare l’autonomia e l’autorità nei membri. Il conduttore deve stare attento a non essere invaso, potrebbe essere lui il capro espiatorio di proiezioni dei membri. Oppure i membri ne sceglieranno uno tra di loro. Integrerei qui la S.W.O.T. analysis, individuale e di Gruppo per osservare i punti di forza di debolezza (interni) e le opportunità e le minacce (che arrivano da fuori) integrare così le risorse per cambiare e trasformare punti deboli e minacce in forza e opportunità.
Il Gruppo è una risorsa se ben usato. – Fase dell’affetto. Continuando a parlare di gruppo, possiamo aggiungere che ha inoltre una risonanza psicologica di 2 dinamiche: – Membership (essere membri) – Groupship: (essere Gruppo) Il conduttore quindi osserva le persone su 2 livelli: persone e gruppo. Individui, gruppo e aggiungerei emozioni bisogni. Sempre sui 2 livelli. Inoltre è bene che il conduttore osservi i tratti delle persone, i modelli operativi interni della teoria dell’attaccamento (filtri con cui il partecipante “guarda al mondo”). Il senso di appartenenza e la sicurezza nel gruppo sono importanti per le persone. Il conduttore deve riuscire a trasformare l’esperienza in gruppo a di gruppo. Di Gruppo, è lo scopo comune, in Gruppo scopo individuale. Il Gruppo è un contenitore, un holding. Nei Gruppi di Crescita personale a mediazione Artistica Espressiva, per esempio i partecipanti si sentono come degli isolotti. Si sentono da un lato timorosi, dall’ altro volenterosi di raggiungere gli altri. Il mezzo espressivo potrebbe essere funzionale. Per esempio presentarsi all’ altro attraverso un paesaggio.
Il mezzo espressivo funge da ponte tra sé e gli altri. E’ un prodotto dialogante dove il partecipante ha proiettato i suoi bisogni le sue emozioni. Organizzare esercizi di scioglimento/riscaldamento corporeo e manuale potrebbe essere utile (movimento corpo, scarabocchio, onde…). Il conduttore è necessario che crei gradualmente attraverso le esperienze coesione e fiducia. I partecipanti potrebbero lavorare soli o in gruppo nel gruppo. Il conduttore starà attento alla posizione del corpo e del manufatto. C’ è un processo creativo molto importante nei gruppi a mediazione artistica, dove non è importante il prodotto finale, ma il processo: – Esperienza corporea: i partecipanti annusano e van a conoscere i materiali. I sensi sono coinvolti: tatto, vista, olfatto. Materiali: madre, mater. – Esperienza formale: il cliente/partecipanti si concentrano sui bisogni, e la forma del manufatto. È soddisfatto della forma che vede, il partecipante? – Esperienza narrativo-simbolica: Il partecipante da senso e significato al prodotto,
A queste fasi io aggiungerei e integrerei le altre fasi che i cinesi descrivono quando il gruppo si scioglie. – Fase del Pianto: il partecipante è sconvolto per quanto gli sta accadendo. (Come all’inizio della costruzione del Gruppo?). – Fase della memoria: il partecipante si distanzia dal prodotto finito, il manufatto comunque gli ha dato molto. – Fase del Progetto: interiorizzazione dell’esperienza. La fine è un’esperienza seminale, pronta per essere piantata, per un nuovo inizio. Una fase delicata, lo scioglimento che va curata.
Finirei con il dire da ultimo che le modalità particolari, con cui un individuo si colloca, e interagisce in un gruppo, si formano attraverso 3 tappe. Queste tappe sono simili ad alcune già citate sopra. Abbiamo qui un altro punto di vista da considerare: – L’ area dell’intimità: relazione diadica. Prima relazione bambino-madre. È per esempio il rapporto con i materiali artistici. Toccarli o no? Sporcarsi le mani o no? Si creano i confini. – L’ area della privatezza: Apertura della diade, contatto con padre, fratelli, sorelle… – Area della socialità: apertura al mondo extra famigliare. Questo anche per conoscere aspetti di sé dai rimandi degli altri. Gli assunti di base di Bion possono fare da supporto al comportamento che possiamo vedere nei Gruppi di Crescita. Il buon funzionamento del gruppo: – Dipendenza: il Gruppo dipende dal “capo” affinché egli risolva aspettative e problemi. – Accoppiamento: Attesa di una speranza, un messia, per risolvere difficoltà, del gruppo. – Attacco – Fuga.
Dopo aver fatto il giro della panoramica su come si forma il gruppo attraverso le varie fasi di sviluppo, parlerò un po’ di me e di come conduco.
Ancora non ho esperienza di Gruppi di Crescita Personale di Parola o a mediazione artistica, veri e propri. Ho esperienza con qualche cliente individuale e esperienza aziendale di conduzione laboratori/attività esperienziali. Sono stata molto più fruitrice che facilitatrice. Tuttavia la mia esperienza anche se solo iniziale, da conduttrice di Gruppi online o in presenza, è a mediazione artistica e gestaltica. Ovvero creo i laboratori in azienda, utilizzando il ciclo del contatto emotivo (Gestalt) con strumenti quali: il collage, la fiaba, il mandala, per esempio. Conduco, iniziando chiedendo come stanno i partecipanti chiamandoli per nome (con le previsioni del tempo). Chiedo loro quali sono le aspettative sull’ attività. Se hanno domande, curiosità. Spiego gli obiettivi. Faccio sperimentare lo strumento artistico. Chiedo come è stata l’esperienza. Sono un facilitatore di base empatica, che ascolta e che sa che può avvalersi dell’ausilio dello scarabocchio o delle onde se percepisco un ‘ ansia anticipatoria, in me. La respirazione mi aiuta molto. Sono molto consapevole di me.
A volte lo dichiaro come sto e vedo che il gruppo apprezza, aprendosi così anche lui. Negli incontri che svolgo dico sempre che il giudizio è sospeso, che c’ è rispetto reciproco, che i ruoli in quel momento non han ragion d essere, siamo persone in cerchio che stanno facendo un’esperienza. Io facilito, sono Sarah conduttrice. Sto molto attenta alle dinamiche che osservo, ai bisogni e alle emozioni. C’ è chi si fa avanti e chi si ritira. Va bene così. “Lascio che accada”. Dico alle persone che se vogliono fare debriefing con me lo possono fare in privato. Mi piacerebbe sperimentarmi in un gruppo di parola a tema, in un gruppo d’ incontro di matrice Rogersiana, dove: – L’ individuo è al centro – Condividere se si vuole, liberamente – Accogliere il pensiero altrui anche se diverso da quello degli altri – Non ci sono maschere, si ascolta.- Si possono gestire tranquillamente conflitti, rotture, scontri, confronti – Nel quotidiano questo non è possibile, qui sì – Il tema è libero, non c’ è struttura – Non ci sono obiettivi, si parla di crescita personale – SI impara il rispetto di sé dell’altro, non c’ è giudizio – C’ è accoglienza ed empatia – Forse l’unico obiettivo, è quello di facilitare i partecipanti nel risolvere autonomamente i loro problemi o difficoltà – L’ incontro può durare più giorni Il counselor si prende cura di ciò che emerge, delle emozioni, crea un’atmosfera efficace. Evita di pianificare gli esercizi.
Finisco questo post con una citazione che amo molto e che ho conosciuto durante questo per-corso:
“In ogni atto di osservazione c’ è un’aspettativa di senso.” J. Berger
Pianto qui il seme per un mio nuovo inizio gruppale!
E tu lettore paziente che hai letto sin qui, quali sono le tue risonanze a tutto questo? 😉
Grazie! Sarah
